Oggi ricorre il terzo anniversario dall’inizio di invasione su larga scala dell’Ucraina, dovrebbe essere ormai superfluo ricordare chi è stato aggredito e chi è l’invasore, e poi dovrebbe essere chiaro a tutti chi è un dittatore che per decenni ha trasformato la società del suo paese in un regime autoritario. Invece a quanto pare queste informazioni che sembravano essere scontate sono oggi rimesse in discussione in maniera ignobile e completamente slegata dalla realtà dei fatti.
L’elezione di un presidente americano con ideali totalitari e fascisti ha contribuito a legittimare un clima in cui la diffusione di fake news viene utilizzata per mettere in discussione, senza basi concrete, concetti di valore e fondamento politico e scientifico. Questo fenomeno ha avuto un impatto significativo sulla percezione pubblica e sulla fiducia nelle istituzioni democratiche. Già durante la campagna elettorale del 2016, la diffusione di notizie false sui social media ha giocato un ruolo cruciale nel plasmare l’opinione pubblica. Le fake news hanno influenzato le decisioni degli elettori, contribuendo all’elezione di Trump. La disinformazione è diventata una tattica comune per manipolare l’opinione pubblica e minare la fiducia nelle fonti di informazione tradizionali, tattica largamente adottata anche dalle destre europee.
Parallelamente, l’invasione russa dell’Ucraina ha segnato un punto di svolta nella geopolitica del XXI secolo, sfidando l’ordine internazionale costruito attorno alla Statuto delle Nazioni Unite come conseguenza della Seconda Guerra Mondiale e l’importante risultato degli Accordi di Helsinki, esito fondamentale della Conferenza sulla Sicurezza e la Co-operazione in Europa del 1975, riportando così la guerra su larga scala nel continente europeo.
L’ordine internazionale, basato su regole condivise e con al suo centro l’inviolabilità territoriale e l’autodeterminazione dei popoli, è promosso con non poche ipocrisie e incoerenze dalle potenze occidentali. Con l’invasione russa esso viene sí sfidato, ma non con l’obiettivo legittimo di migliorare l’applicazione e la coerenza di tale regole, ma nel tentativo nefasto di riportare la comunita’ internazionale nell’era delle sfere di influenza imperiali e lo smantellamento definitivo dello stato di diritto.
La combinazione di leadership autoritarie e l’uso strategico della disinformazione ha creato un ambiente in cui le verità consolidate possono essere facilmente messe in discussione. Questo clima appositamente indotto ha eroso la fiducia di un’ampia fetta della popolazione occidentale nelle istituzioni democratiche e scientifiche, rendendo più difficile distinguere tra fatti e manipolazioni. Le due situazioni, americana e russa, seppur diverse in principio, condividono le stesse linee d’azione, portando di fatto a un indebolimento globale dei diritti e alla necessità della loro difesa.
È fondamentale riconoscere che una richiesta di resa da parte degli Stati Uniti all’Ucraina non garantisce una pace duratura, ma, al contrario, legittimerebbe definitivamente, come se già non stesse avvenendo, le aggressioni e incoraggerebbe ulteriori violazioni del diritto internazionale aprendo a una nuova stagione violenta di ridisegno dei confini politici, economici e sociali.
Imporre una resa all’Ucraina significherebbe ignorare le cause profonde del conflitto e potrebbe portare a ulteriori instabilità nella regione e nel mondo. Mentre la disinformazione e le leadership autoritarie continuano a minare la fiducia nelle istituzioni democratiche, è essenziale che la comunità internazionale sostenga l’Ucraina nel suo diritto a difendersi e all’autodeterminazione.
In questi tre anni gli ucraini ci hanno insegnato cos’è il coraggio, cosa significa resistere e quale è il prezzo della libertà, e noi non possiamo fare altro che unirci a loro attraverso la solidarietà dal basso in attesa della fine della guerra, che sia con il ritiro delle truppe della federazione russa o frutto di un accordo, ma che garantisca la sicurezza a tutti di vivere in pace, e che non colpevolizzi, con il solo fine di farne bottino di guerra, l’Ucraina, per l’aggressione subita.
La resa non è pace. Slava Ukraini 24.02.22 – 24.02.25
