Vai al contenuto

Inverno Russo o effetto Serra?

  • di

Ma tu, scendi in piazza per la pace?

la contro manifestazione chiamata da potere al popolo non sarà una manifestazione contro la guerra, anzi.
Tra i firmatari dell’appello ci sono anche gruppi e organizzazioni che sostengono e appoggiano l’invasione militare dell’Ucraina con chiare e nette simpatie per l’imperialismo russo, tra bandiere appese in cameretta come i poster delle boyband o chi va a stringere le mani di un dittatore per mostrare la sua umanità e bontà…

Non che il partito di potere al popolo ci preoccupi più di tanto data l’irrilevanza nei risultati elettorali, forse dovuti alla loro dissociazione con la realtà (risponderanno che, al contrario, stanno nelle lotte ma il problema è che oggi è “il popolo” a non essere nelle lotte, forse su questo dovrebbero interrogarsi); tuttavia è sicuramente corresponsabile della morte dei movimenti sociali in Italia, in quanto vittime di una minoranza ancora più piccola di stalinisti, nostalgici di un regime fascista dipinto di rosso che per fortuna non esiste più.

“L’URSS ha pagato con 20 milioni di morti la liberazione dell’Europa dal nazismo!!1!” (dopo aver fatto accordi con la Germania di Hitler). La maggior parte dei morti però erano proletari ucraini…

I più guerrafondai in tutta questa storia sono coloro che legittimano o che non spendono parola contro l’invasione come giusta e inevitabile reazione alle provocazioni di un’altra potenza, giustificando quindi l’uso della forza, delle armi e della guerra come strumento risolutivo.
Se si è CONTRO LA GUERRA allora si deve evitare ogni ambiguità condannando l’invasione senza se e senza ma.

L’incapacità, da tre anni, dei firmatari di quell’appello, di esprimere solidarietà anche solo una volta al popolo ucraino, se non per vittimizzarli a servi di una potenza straniera e costretti a morire per questa, come se non avessero alcuna: ragione, voce in capitolo, sentimento ed emozione.
Tutto ciò finisce per GIUSTIFICARE l’aggressione, l’invasione e tutto ciò che porta con sé, come nel caso di una donna sopravvissuta a uno stupro perché indossava la minigonna.

“In fondo se l’è cercata, se solo avesse indossato il sarafan e non i jeans…”

Si arriva addirittura a incolpare gli ucraini stessi della guerra, additandoli come guerrafondai, solo perché vogliono esercitare il diritto sacrosanto e universale all’autodifesa!
(“Se al posto di difendervi vi arrendeste non vi cadrebbero più in testa i missili!”)
Questo diritto, come quello all’autodeterminazione, viene così cancellato e calpestato da una visione colonialista e imperialista bieca: gli ucraini non esistono e non hanno diritto di farlo, sono russi o carne da macello degli americani.

In soldoni questi personaggi scenderanno in piazza per la pace? No, ma per la resa del popolo ucraino, sventolando le bandiere della Russia di Putin, le bandiere di Assad e qualche altro simbolo di regimi fascisti:
facce contrapposte della stessa medaglia dell’occidente e della NATO.

Non ci interessa difendere o sostenere la piazza per l’Europa di Michele Serra, noi non saremo in quella piazza e non avevamo nessuna intenzione di andarci.
Come non ci interessa negare o giustificare le interferenze occidentali in Ucraina degli ultimi 30 anni. Non siamo qui per questo. L’importante, per noi, è non prendere mai per oro colato la propaganda di una qualsiasi potenza imperialista.

La nostra visione del mondo e prospettiva futura non gioca in un campo binario tra bene e male. Il mondo globalizzato è ricco di contraddizioni che vanno attraversate, affrontate e decostruite ma non appoggeremo o lasceremo mai a nessuna potenza la legittimità di decidere sopra le nostre teste.
Le istituzioni però non sono il nostro terreno, quindi non possiamo determinare le decisioni che prendono perché il nostro coinvolgimento e la nostra presa in considerazione è, purtroppo, irrilevante.
Quello che possiamo fare è prepararci ad affrontare il mondo che verrà, prenderci cura le une degli altri, ascoltare e comprenderci, anche quando proveniamo da background differenti o quando le storie vissute possono essere lontane e opposte.
La nostra risposta a qualsiasi guerra è la solidarietà, la sorellanza e fratellanza tra i popoli in lotta contro ogni potere.

Non siamo pacifisti, siamo contro la guerra come strumento di dominio, sempre.

Ritroviamoci in questi tempi bui e organizziamoci insieme contro ogni imperialismo e fascismo, anche quello rosso(bruno), che di rosso ormai ha solo le mani sporche di sangue. Abbattiamo l’impunità e la legittimità di nostalgici di regimi oppressivi che si nascondono nelle lotte alimentando la guerra tra di noi.
Noi ci siamo, con ogni popolo e soggettività oppressa che cerca sorelle e fratelli per liberarsi insieme, nulla su di noi senza di noi.
Noi continueremo a essere al fianco di chi la guerra la subisce ogni giorno sulla propria pelle e lotta per resistere e vivere. Qui, in Ucraina, e ovunque.